Elohim: il vero Creatore e le false interpretazioni moderne

Elohim: il vero Creatore

Introduzione

Viviamo in tempi in cui la fede è messa alla prova da dottrine sempre più bizzarre e affascinanti, che cercano di spiegare il mistero della creazione con strumenti puramente umani o addirittura fantastici. Ma quando ci si allontana dal cuore della Scrittura, si rischia di smarrire la verità rivelata e di sostituirla con miti che non salvano.


Le nuove dottrine e il tentativo di sostituire Dio

Ci sono momenti in cui, lungo il cammino della fede, l’uomo si mette alla ricerca di nuovi stimoli, credenze e cosiddette “rivelazioni”.
Una di queste — tanto per citarne una — è la dottrina, o meglio la fede moderna, secondo cui esseri provenienti da altri mondi sarebbero gli artefici della creazione e della nostra esistenza.
Secondo alcuni sedicenti visionari e profeti del XXI secolo, i credenti in Dio non avrebbero compreso il vero senso delle Scritture. Essi affermano che i testi sacri rivelerebbero invece l’esistenza di “alieni creatori”, sostenendo che, in Genesi, sarebbero stati proprio loro a dare origine a tutto.
Leggiamo:

«Nel principio Dio creò i cieli e la terra.» (Genesi 1:1)

Uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del pensiero new age è proprio Genesi 1:1, dove — secondo la loro interpretazione — Dio non sarebbe Dio, ma “dèi”. Questo perché, in ebraico, il termine Elohim può significare “anche dèi”. Eppure, sebbene la parola Elohim sia una forma plurale, ciò non comporta affatto che a creare siano stati esseri provenienti “dall’universo infinito”. Nessun ebreo, in tutta la storia della fede, ha mai sostenuto che a creare fossero esseri provenienti da altri mondi.

Queste teorie moderne non solo si allontanano completamente dal testo, ma finiscono anche per contraddirsi da sole: da una parte parlano di un’esplosione primordiale, il cosiddetto “Big Bang”, e dall’altra di alieni dotati di una tecnologia e di una scienza avanzatissima che avrebbero dato origine alla vita.
Due visioni che si escludono a vicenda e che, in ogni caso, tolgono a Dio il posto che gli spetta: quello di Creatore assoluto. Tutto ciò ha un solo scopo: distogliere l’umanità dal suo vero Creatore, Elohim d’Israele, Colui che ha dato origine a ogni cosa.


Elohim: un plurale che rivela l’unità divina

Desidero mostrare (in breve) – basandomi sulla Scrittura e non sulla fantasia – cosa dice realmente la Parola di Dio in Genesi 1:1. Non entrerò nei dettagli, ma offrirò soltanto uno spunto di riflessione.

Il termine Elohim non indica l’esistenza di più dèi, ma riflette una rivelazione futura: Dio è uno, ma in Lui si manifesta una relazione che abbraccia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Prima di affermare se Elohim significhi o meno “Dio”, o peggio ancora, che in Genesi 1:1 non si parli di Dio ma di dèi alieni, è necessario comprendere che cosa intendiamo noi per “dio” nella nostra lingua. Nelle Scritture, il termine Elohim non è una parola qualunque: in ebraico indica sì “le divinità” in senso comune, ma designa soprattutto YHWH, il Dio vivente d’Israele. Come è scritto:

«Nel principio Dio creò i cieli e la terra.» (Genesi 1:1)

«Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli.» (Genesi 2:4)

…Nel giorno che Dio (Elohim) il SIGNORE (YHWH) fece la terra e i cieli.

Tradurre Elohim con “Dio” è del tutto corretto, perché nel testo biblico non si parla di un dio fra tanti, ma del Creatore di tutte le cose. È vero che la stessa parola può essere utilizzata anche per designare altri “dèi” o esseri ritenuti divini, ma questi non sono in alcun modo posti sullo stesso piano del Dio d’Israele.
Elohim è un sostantivo plurale. Nella lingua ebraica, l’«im» finale indica il plurale maschile.


Elohim e gli dèi

La parola Elohim è utilizzata:

– in Genesi 1,1, «Nel principio Dio creò i cieli e la terra» per designare il vero Dio

– in Esodo 20,3, «Non avere altri dèi (Elohim) nel mio cospetto» e in Deuteronomio 13,2, «Andiamo dietro a dèi (Elohim) stranieri…» per designare divinità pagane.

L’uso del plurale apre certamente la porta a una dottrina della pluralità nella Deità, dato che la parola è utilizzata sia per il vero Dio sia per i molti falsi dèi. In Genesi 1 non descrive una molteplicità di dèi, bensì una categoria: quella del divino. Quando si parla di YHWH, Elohim assume un senso di pluralità interna, rivelando una sola essenza ma tre ipostasi distinte.

Da notare che, subito dopo il termine Elohim, segue il verbo “creò”: «Dio creò…». Se davvero si trattasse di più esseri — come sostengono alcuni — perché allora la Scrittura non dice “Elohim crearono”?
Semplicemente perché il verbo è singolare, e questo smonta ogni fantasiosa interpretazione astronautica moderna, confermando che a creare fu uno solo: il Dio d’Israele.

Il problema, in realtà, è soltanto uno — ed è lo stesso che il salmista denunciava secoli fa:

«Perché questo tumulto fra le nazioni, e perché i popoli meditano cose vane?»
(Salmo 2:1)


Conclusione

Dietro ogni tentativo di reinterpretare la Parola di Dio con chiavi aliene o mitologiche si nasconde lo stesso vecchio inganno: distogliere lo sguardo dal Creatore per volgerlo verso la creatura.
Eppure la Scrittura rimane chiara, semplice e luminosa: 

«Nel principio Dio creò i cieli e la terra.»

Non ci sono altri artefici, né altri mondi da cui proveniamo: solo Elohim, il Dio vivente d’Israele, Colui che era, che è e che sarà.