Joshua Mhlakela e la falsa profezia sul rapimento

falsa profezia

Quando la Parola viene messa da parte

Viviamo in tempi in cui migliaia, se non milioni, di credenti vivono seguendo le proprie emozioni, mettendo da parte la Parola di Dio.
Molti si presentano come predicatori, pastori o evangelisti, facendo credere alla gente di essere veramente mandati dal Signore, ma in realtà diffondono profezie e segni bugiardi, generando inganno e confusione.


Il caso Joshua Mhlakela

Negli ultimi mesi si è parlato di un certo predicatore di nome Joshua Mhlakela, che, secondo alcune testimonianze, avrebbe dichiarato di aver parlato con Gesù e di aver ricevuto la rivelazione della sua venuta imminente.
Come spesso accade, la notizia ha iniziato a circolare rapidamente, soprattutto su TikTok, una piattaforma dove facilmente si diffondono informazioni non verificate.

Secondo queste voci, Joshua Mhlakela avrebbe affermato:

«Il Signore mi ha mostrato chiaramente che il rapimento avverrà nei giorni 23 e 24 settembre 2025. Ho visto Gesù seduto sul trono e ho sentito la sua voce che diceva: “In quei giorni tornerò per prendere la mia Chiesa.”»

Parole come queste devono farci riflettere sul periodo in cui viviamo.
Dichiarare con assoluta sicurezza una data simile, alimentando paura e confusione tra i credenti, non fa altro che gettare nel caos la Chiesa, già fragile e divisa.


Cosa dice la Bibbia?

Ma cosa dice realmente la Scrittura riguardo alla venuta del Messia?
Gesù stesso ammonisce i credenti in Matteo 24:36:

«Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli del cielo, né il Figlio, ma il Padre solo.»

Questo versetto è chiarissimo: nessuno conosce il giorno né l’ora.
Di conseguenza, le dichiarazioni di Joshua Mhlakela non solo sono false, ma vanno contro la stessa Parola di Dio.
Se leggessimo la Bibbia con fiducia e discernimento, non ci lasceremmo trascinare da simili profezie, ma le rigetteremmo senza esitazione.

Infatti, se conoscessimo la data esatta, non avrebbero senso le parole di Gesù in Luca 12:40;

«Anche voi dunque siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate».

Una visione di questo tipo non solo è priva di fondamento biblico, ma dovrebbe essere rifiutata dal predicatore stesso, perché nessuno conosce i tempi stabiliti da Dio. Se Mhlakela ha sostenuto di aver parlato con Gesù, e che Egli gli abbia rivelato non il giorno del rapimento bensì due giorni (e la Bibbia non parla di un rapimento che avviene in più giorni), come può Gesù, alla luce delle Sue stesse parole, rivelare dei giorni di rapimento che Lui è il primo a non conoscere? Solo un falso Gesù o un angelo travestito di luce poteva affermare simili menzogne. O magari siamo semplicemente di fronte a uno dei falsi profeti in circolazione o a un cacciatore di attenzioni e visualizzazioni.


Il compito dei credenti: vigilanza e preghiera

In Atti 1:7, Gesù risponde chiaramente ai suoi discepoli:

«Non spetta a voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla sua propria autorità.»

Il compito di ogni credente non è quello di indovinare la data del ritorno di Cristo, ma di vivere in vigilanza, pregando e rimanendo spiritualmente svegli, affinché quel giorno non ci colga impreparati.
Si tratta di una questione estremamente seria, che non deve essere presa alla leggera.

Se tali profezie non si avverano — e non si avvereranno — possiamo dire con certezza che provengono da falsi profeti.
Il Signore ci insegna a non basarci sulle parole degli uomini, ma a esaminare ogni cosa, come scritto in Deuteronomio 18:22:

«Quando il profeta parlerà nel nome del Signore e la cosa non succederà, né si avvererà, quella è una parola che il Signore non ha detta; con presunzione l’ha detta quel profeta: non aver paura di lui.»

La Bibbia è chiara: se Dio non parla, quella cosa non avviene.
Il Signore è un Dio di ordine, non di confusione.
In 1 Corinzi 14:33 è scritto:

«Dio non è un Dio di confusione, ma di pace.»


Un problema ricorrente nella storia

Nel corso della storia, non sono mancati altri esempi simili.
Ad esempio, i Testimoni di Geova predissero la fine del mondo nel 1914, poi nel 1925 e ancora nel 1975, sbagliando ogni volta.
Un altro caso noto è quello di William Miller, leader del movimento avventista negli Stati Uniti, che annunciò il ritorno di Gesù tra il 21 e il 22 ottobre 1844. Il risultato fu una grande delusione.

Ogni volta che qualcuno osa stabilire una data, il risultato è sempre lo stesso: quella profezia fallisce.
E quando fallisce, il nome di Dio viene disonorato e la fede di molti viene scossa.
È esattamente ciò che sta accadendo oggi con le parole di Joshua Mhlakela.


Conclusione

Il compito di ogni credente è vivere nella Parola di Dio, in santità e con una fede viva. Non dobbiamo seguire ciò che dicono gli uomini o le nostre emozioni, ma affidarci unicamente alla Bibbia, unica fonte di verità e di speranza.
Chi rimane saldo nella Parola non sarà ingannato dai falsi profeti, ma sarà pronto ad accogliere il ritorno di Cristo in qualsiasi momento, senza paura né confusione.