Terah padre di Abramo

Viaggio di Terah padre di Abramo da Ur verso la terra di Canaan

Introduzione

Nella genealogia biblica, alcuni nomi scorrono silenziosi; altri sono citati, ma non raccontati. Appaiono per un istante, e poi scompaiono. Uno di questi è Terah, padre di Abramo. Non è un patriarca, non è un profeta e non riceve promesse. Eppure, la Scrittura lo ricorda. E questo basta per fermarsi e chiedersi: chi era quest’uomo?


Terah: un passo prima della promessa

Quando pensiamo ad Abramo, ci viene subito in mente il “padre della fede”, colui che rispose alla chiamata di Dio e diede inizio a una nuova storia per l’umanità. Ma prima di lui c’era suo padre, Terah, una figura spesso trascurata, eppure significativa.

La Bibbia ci fornisce poche informazioni su di lui, ma abbastanza da invitarci a riflettere su un uomo che, pur provenendo da un contesto idolatra, si trovò al centro di un cambiamento epocale. La Bibbia introduce Terah, padre di Abramo, in Genesi 11, dicendoci che generò tre figli: Abramo, Nacor e Aran. Terah proveniva dalla discendenza di Sem, uno dei tre figli di Noè. La famiglia di Abramo sarà destinata a occupare un ruolo centrale nella storia biblica, ma le sue origini affondano in un contesto segnato dall’idolatria. Terah visse in un contesto profondamente idolatrico, in una terra dove si costruivano ziggurat e si adoravano dèi muti e inesistenti; eppure, qualcosa lo spinse a lasciare Ur, la sua città, per mettersi in cammino verso “Canaan”.


Terah verso Canaan, ma non oltre

Secondo il racconto di Genesi, sembra proprio che Terah abbia preso una decisione significativa: lasciare il suo paese per partire con suo figlio Abramo e la famiglia.

Poi Terah prese suo figlio Abramo e Lot, figlio di Haran, cioè il figlio di suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abramo suo figlio, e uscirono insieme da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan; ma giunti a Haran, vi si stabilirono. (Genesi 11:31)

Una scelta che non fu forse pienamente consapevole, ma che lo colloca, comunque, all’inizio di un cammino decisivo per la storia della salvezza. Il viaggio di Terah, però, non arrivò mai a destinazione. Il libro della Genesi ci racconta che, giunti a Carran, la famiglia si stabilì lì. Il testo non spiega il motivo di questa sosta, ma ci dice che fu proprio a Carran che Terah morì, senza raggiungere la terra verso cui si era messo in cammino.


Terah padre di Abramo: il padre che non fu chiamato

C’è un aspetto interessante da notare: leggendo Genesi, sembra che Dio abbia parlato e chiamato Abramo solo dopo la morte di suo padre Terah. Tuttavia, nel libro degli Atti:

 Egli disse: «Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran,  e gli disse: “Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e va’ nel paese che io ti mostrerò”.  Allora egli uscì dal paese dei Caldei e abitò in Carran; di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, nel quale ora voi abitate. (Atti 7:2-4),

 troviamo un dettaglio che aggiunge una sfumatura importante. Stefano, nel suo discorso, afferma infatti che Dio apparve ad Abramo quando era ancora a Ur, quindi prima della sua partenza e prima ancora che lasciasse Ur. Questo passaggio lascia intendere che la chiamata divina precedesse il viaggio iniziato con Terah, e che Dio abbia parlato per la seconda volta ad Abramo dopo la morte del padre.

Si può dire che Terah seguì suo figlio, mosso dalla chiamata che Dio che aveva rivolto ad Abramo. Ma il suo cuore, in fondo, rimase legato al contesto in cui aveva sempre vissuto.Lo conferma Giosuè 24:2, dove leggiamo:

“Anticamente i vostri padri, come Terah, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume e servivano altri dèi.”


Terah padre di Abramo: Dio inizia la promessa da ciò che è lontano

Terah, dunque, non fu un uomo di fede, ma visse la sua vita immerso nell’idolatria.
Nonostante ciò, la sua storia sembra intrecciarsi con il progetto di Dio.
È proprio da una famiglia pienamente idolatra, da una terra ben lontana dalla verità, che inizia il cammino della promessa. Perché la grazia di Dio non parte mai da ciò che è perfetto, ma trasforma ciò che è perduto in strumento di benedizione.


Conclusione

La figura di Terah, pur secondaria nelle Scritture, ci lascia una traccia significativa — come ogni passo della Bibbia. È l’uomo che parte ma non arriva, che vede ma non crede, che accompagna, ma non segue fino in fondo. Eppure, Dio non cancella la storia di Terah. Al contrario, la include nella genealogia della salvezza.

Da lui nascerà Abramo, e da Abramo un intero popolo.
E da quel popolo, il Messia: una redenzione per il mondo intero.